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SCHERMA PER NON VEDENTI: A UNA STOCCATA DAL DIVENTARE DISCIPLINA PARAOLIMPICA

Martedì, 20 Dicembre 2022 20:45

Intervista alla campionessa italiana Simonetta Pizzuti.

La scherma per non vedenti e ipovedenti è nata in Italia nel 2010 e da quel momento ha iniziato un lungo percorso con il costante incremento del numero di tesserati e il proliferare di gare amichevoli e integrate accanto a quelle ufficiali. La possibilità di crescere ed espandersi a livello internazionale potrebbe inoltre, da qui a qualche anno, permettere alla scherma per non vedenti di assurgere a disciplina paralimpica a tutti gli effetti.
La testimonianza di Simonetta Pizzuti, atleta non vedente del Circolo Scherma Navacchio in provincia di Pisa, più volte campionessa italiana, fornisce un’idea molto chiara della ferrea volontà, dell’allenamento e della dedizione necessari a intraprendere la disciplina schermistica come sport agonistico, ma anche il divertimento e la catarsi derivanti da ogni gara, ufficiale o amichevole che sia.
Simonetta infatti è stata fin da piccola attratta dallo sport e ha avuto da sempre la curiosità di provare diverse discipline prima di avvicinarsi alla scherma che è stato un amore alla prima stoccata: “La mia spiccata e innata natura sportiva è stata incentivata sin da subito” ricorda, emozionata la Pizzuti, “Nel collegio che frequentavo c’era un’enorme palestra dove mi dilettavo a praticare ogni tipo di attività: dal quadro svedese agli anelli: mi piaceva fare tutto. Poi, una volta approdata alla scuola superiore ho rischiato di perdere questa possibilità perché gli alunni non vedenti all’epoca erano esonerati dallo svolgere la lezione di educazione fisica”, racconta Simonetta che però ha avuto la fortuna di incontrare l’insegnante giusta. Il cammino di ogni eroina, del resto, è costellato di mentori che di volta in volta l’accompagnano nel proprio percorso evolutivo. Ed è così che Simonetta è stata ascoltata e assecondata nel suo sano desiderio di sport.
Iniziata all’atletica prima e indirizzata verso un ampio ventaglio di altri sport poi, la Pizzuti ne ha sperimentati diversi, senza paura, spronandosi con il suo mantra di sempre: “Simonetta, prova!”, per poi proseguire la pratica solo di quelli che la facevano emozionare: “Il nuoto mi è sempre piaciuto e non mi spaventa percorrere lunghe distanza a forza di bracciate, ma fare le vasche mi ha sempre annoiata, quindi ho dovuto escludere l’agonismo. Poi dieci anni fa mi è stata proposta la scherma e devo dire che inizialmente ero perplessa. Non credo infatti debba passare il messaggio che un’atleta non vedente sia una superdonna: è giusto mostrare con tranquillità il proprio limite… e invece… non appena sono salita sulla pedana la prima volta non sarei voluta più scendere!”.
 La storia di Simonetta è dunque una storia di limiti spostati sempre un po’ più in là.


Due volte campionessa italiana e con una lunga serie di argenti e bronzi nel palmares, attualmente la Pizzuti sta svolgendo le qualifiche per il prossimo campionato italiano che si concluderanno in aprile. Nel frattempo, accanto a queste gare ufficiali della Federscherma Italiana, Simonetta svolge abitualmente gare amichevoli, molte delle quali sono integrate. Cosa significa? Che sulla pedana si affrontano non solo schermitori non vedenti e ipovedenti tra loro, ma anche i cosiddetti “normodotati” e gli atleti portatori di disabilità motorie. Questa prassi dimostra l’importante natura inclusiva del contesto schermistico ai valori più profondi e autentici dello sport e l’eliminazione di ogni tipo di frontiera.
E proprio questo è stato uno degli aspetti che ha conquistato Simonetta: “Oltre al gesto atletico e alla postura che si tiene nella scherma, ho adorato da subito il rituale di saluto che viene compiuto. Non appena ho iniziato a inserirmi nell’ambiente mi ha colpito la sua apertura, sin dal momento degli allenamenti: ogni volta che entro nel palazzetto per allenarmi mi sento libera e apprezzo il clima sereno, dove la disabilità non viene fatta pesare. Sono molto felice di poter sfidare inoltre atleti senza alcuna disabilità, come quelli con problemi motori perché in ognuna di queste sfide abbiamo tutti la possibilità di stare allo stesso livello. Infatti quando un normodotato gareggia contro di me viene bendato con una mascherina del tutto oscurante in modo che non possa contare su uno dei cinque sensi; così come quando io incontro un atleta che non può camminare, devo sedermi su una sedia a rotelle, in modo da non poter usare le gambe”.
Le gare amichevoli integrate descritte con dovizia di particolari ed entusiasmo dalla campionessa italiana Simonetta Pizzuti rimandano ad alti valori etici che spesso negli sport considerati “maggiori” in Italia vengono completamente dimenticati. Il dover adeguarsi al limite altrui, doverlo sperimentare in pedana sulla propria pelle, spinge l’atleta a trovare soluzioni diverse per arrivare a stoccata e gli permette di sviluppare un senso di empatia inedito e talmente forte da avvolgere un intero palazzetto. Per questo motivo l’augurio è che la scherma per non vedenti e ipovedenti possa crescere sempre più, perché la profonda sportività che vi è insita possa raggiungere col suo messaggio di equità sempre più persone.
A questo proposito, Simonetta ci spiega che: “Il prossimo obiettivo è arrivare a essere inclusi nelle paralimpiadi del 2028. È per questo che accanto ai campionati italiani si stanno svolgendo sempre più gare satelliti all’estero: fare esperienza di gara e affinare il regolamento ci aiuterà a entrare nei circuiti internazionali che contano”.
Il cammino di crescita della scherma per non vedenti e ipovedenti è ormai ben avviato ed è composto da tanti momenti felici, da difficoltà superate, da piccoli ma decisivi passi e da immagini gloriose che entreranno nella storia. Simonetta ci lascia con un flash, un ricordo che su tutti è quello che secondo lei descrive al meglio il ruolo che ricopre la scherma nella sua vita e probabilmente in quella di tante persone: “La prima volta che ho vinto il campionato italiano e sono salita sul podio con il mio cane guida, Tea! Ecco, quello è un istante indelebile. Chiunque veda un atleta salire sul podio con un cane accanto può intuire – senza parole – la mia cecità. Equivale per me a dichiarare pubblicamente: io sono qui anche grazie al mio cane, senza il quale non potrei fare tutto quello che faccio, sport compreso. In quell’istante c’è tutto il mio percorso, tanti messaggi in uno e, non per ultima, una fondamentale riflessione: sul podio il cane può salire, ma in molti altri posti ancora non può entrare”.  Simonetta ha ragione, non serve aggiungere altre parole.

 Di Beatrice Fiaschi

Credits: foto di Massimo Sgrulletti.